Progetti Città costituente

Bozza di Delibera

LINEE GUIDA IN MATERIA DI COLLABORAZIONE TRA CITTADINI E AMMINISTRAZIONE PER LA CURA, LA RIGENERAZIONE E LA RIATTIVAZIONE DEI BENI COMUNI URBANI

TITOLO I - Disposizioni generali
Art. 1 – (Premessa)
Art. 2 - (Finalità, oggetto ed ambito di applicazione)
Art. 3 - (Definizioni)
Art. 4 - (Principi generali)
Art. 5 - (I cittadini attivi)
Art. 6 - (Interventi sugli spazi pubblici e sugli edifici)
Art. 7 - (Promozione dell’innovazione sociale e dei servizi condivisi)
Art. 8 - (Promozione della creatività urbana)
Art. 9 - (Innovazione digitale)

TITOLO II - Disposizioni di carattere procedurale
Art. 10 - (Disposizioni generali)
Art. 11 - (Laboratorio dei Beni Comuni)
Art. 12 - (Lista dei Beni disponibili)
Art. 13 - (Bandi e proposte di condivisione)
Art. 14 - (Proposta di condivisione)
Art. 15 - (Modalità di condivisione tipiche)
Art. 16 - (Patti di collaborazione ai sensi dell’ art.15 comma 2)
Art. 17 - (Patti di collaborazione con le comunità di riferimento)
 
TITOLO III - Interventi di cura, rigenerazione e riattivazione di spazi pubblici intesi come beni comuni
Art. 18 - (Interventi di cura occasionale)
Art. 19 - (Gestione condivisa di spazi pubblici)
Art. 20 - (Gestione condivisa di spazi privati ad uso pubblico)
Art. 21 - (Gestione condivisa di edifici in autogoverno)
Art. 22 - (Interventi di rigenerazione di spazi pubblici)

TITOLO IV - Formazione civica come bene comune
Art. 23 - (Finalità della formazione)
Art. 24 - (Il ruolo delle scuole)

TITOLO V - Della gestione dei beni comuni
Art. 25 - (Autonomia regolamentare)
Art. 26 - (Quaderni di partecipazione)
Art. 27 - (Principi di responsabilità)
Art. 28 - (Democrazia Assembleare)
Art. 29 - (Convocazione dell’Assemblea)
Art. 30 - (Formazione del consenso e della decisione)
Art. 31 - (Sottoscrizione di accordi e attività produttive da parte della comunità di riferimento)

TITOLO VI - Forme di sostegno
Art. 32 - (Esenzioni ed agevolazioni in materia di canoni e tributi locali)
Art. 33 - (Accesso agli spazi comunali)
Art. 34 - (Materiali di consumo e dispositivi di protezione individuale)
Art. 35 - (Risorse finanziarie a titolo di rimborso di costi sostenuti)
Art. 36 - (Autofinanziamento)
Art. 37 - (Forme di riconoscimento per le azioni realizzate)
Art. 38 - (Agevolazioni amministrative)

TITOLO VII - Comunicazione, trasparenza e valutazione
Art. 39 - (Comunicazione collaborativa)
Art. 40 - (Rendicontazione, misurazione e valutazione delle attività di
collaborazione)

TITOLO VIII - Responsabilità e vigilanza
Art. 41 - (Prevenzione dei rischi)
Art. 42 - (Disposizioni in materia di riparto delle responsabilità)
Art. 43 - (Tentativo di conciliazione)

CAPO IX - Disposizioni finali e transitorie
Art. 44 - (Clausole interpretative)
Art. 45 - (Entrata in vigore e Sperimentazione)
Art. 46 - (Disposizioni transitorie)
 
Bozza di Delibera
 
Art. 1
(Premessa)
Il Comune di Milano, anche nell’interesse delle generazioni future, tutela i beni che i cittadini e l’Amministrazione riconoscono come comuni, in quanto funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali delle persone. Principi fondamentali nel governo dei beni comuni sono la cura condivisa, la partecipazione nei processi decisionali e la sostenibilità.

Art. 2
(Finalità, oggetto ed ambito di applicazione)
1. Le presenti Linee Guida, in armonia con le previsioni della Costituzione e dello Statuto comunale, disciplinano le forme di condivisione della responsabilità fra i cittadini attivi e il Comune, nell’individuazione, cura e rigenerazione dei beni comuni urbani, ai sensi degli articoli 9, 42, 43, 44, 45,114 comma 2,117 comma 6 e 118 della Costituzione.
2. Le presenti disposizioni si applicano nei casi in cui l’intervento dei cittadini attivi per l’identificazione, la cura, la rigenerazione e la riattivazione dei beni comuni richieda la collaborazione con il Comune.
3. La collaborazione tra cittadini e amministrazione si estrinseca nell’adozione di atti amministrativi di natura non autoritativa.
4. Restano ferme e distinte dalla materia oggetto delle presenti Linee Guida le previsioni regolamentari del Comune che disciplinano l’erogazione dei benefici economici e strumentali a sostegno delle associazioni, in attuazione dell’art. 12 della legge 7 agosto 1990 n. 241. 

Art. 3
(Definizioni)
1. Ai fini delle presenti disposizioni si intendono per:
a) Beni comuni urbani disponibili:
i beni, materiali, immateriali e digitali, che la collettività, anche attraverso procedure partecipative, riconosce essere funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, e all’interesse delle generazioni future, che rientrano nella Lista di cui all’art. 12, pubblicata a cura dell’Amministrazione Comunale e aggiornata dalla stessa, anche su segnalazione dei cittadini interessati.
b) Comune o Amministrazione:
il Comune di Milano nelle sue diverse articolazioni istituzionali e organizzative.
c) Cittadini attivi: tutti i soggetti, singoli, associati o comunque riuniti in formazioni sociali, anche informali, che si attivano per l’individuazione, la cura, la rigenerazione e la riattivazione di determinati beni comuni, cui fanno riferimento ai sensi delle presenti Linee Guida.
d) Comunità di riferimento: 
I cittadini attivi che si attivano in modo stabile in relazione a un determinato bene comune. 
e) Laboratorio dei beni Comuni
E’ l’organo di tutela e garanzia dei processi di partecipazione che si attivano all’interno degli spazi di cui alle presenti Linee Guida, composto dai membri individuati dell’Amministrazione Comunale, da rappresentanti dei Consigli di Zona e dalle rappresentanze delle comunità di riferimento coinvolte nella cura, nella riattivazione e rigenerazione degli spazi. 
f) Proposta di condivisione:
la manifestazione di interesse, formulata dai cittadini attivi, volta a proporre interventi di cura, rigenerazione o riattivazione dei beni comuni urbani disponibili. 
g) Patto di collaborazione tipo:
Determina redatta dai dirigenti competenti per ciascuna tipologia di bene comune disponibile, che contiene il regolamento per l’effettuazione degli interventi sui beni comuni, predisposto secondo i principi enunciati nelle presenti Linee Guida.
L’adesione al suddetto patto da parte dei cittadini attivi permette di realizzare l’intervento senza ulteriori formalità.
h) Patto di collaborazione:
Patto tra il Comune, i cittadini attivi o le comunità di riferimento, attraverso il quale il Comune e i cittadini attivi definiscono l’ambito e i contenuti degli interventi di cura, rigenerazione o riattivazione dei beni comuni, secondo i principi enunciati nelle presenti Linee Guida;
i) Accordo di collaborazione:
Patto tra il Comune, i cittadini attivi o le comunità di riferimento attraverso il quale il Comune facilita, promuove o sostiene attività, da parte dei cittadini attivi o delle comunità di riferimento di un bene, finalizzate a realizzare obiettivi considerati rilevanti dall’Amministrazione nell’ambito degli intenti di promozione enunciati nelle presenti Linee Guida.
l) Interventi di cura:
interventi volti alla protezione, conservazione e manutenzione dei beni comuni urbani, allo scopo di garantirne e migliorarne la fruibilità .
m) Interventi di rigenerazione:
interventi di recupero, trasformazione ed innovazione dei beni comuni, fondati sulla partecipazione e attivazione diretta dei cittadini , tramite la cooprogettazione e lo sviluppo di interventi tecnici sugli spazi pubblici, sugli spazi privati a uso pubblico o sugli edifici.
n) Interventi di riattivazione:
Interventi di riattivazione di spazi o edifici in stato di abbandono o incuria, fondati sulla partecipazione e attivazione diretta dei cittadini , che possono avere carattere occasionale o continuativo innescando processi sociali, economici, tecnologici ed ambientali, ampi ed integrati, che complessivamente incidono sul miglioramento della qualità della vita nella città.
o) Spazi pubblici:
aree verdi, piazze, strade, marciapiedi e altri spazi pubblici o aperti al pubblico, di proprietà pubblica o assoggettati ad uso pubblico.
p) Rete civica:
lo spazio di cittadinanza su internet per la pubblicazione di informazioni e notizie istituzionali, la fruizione di servizi on line e la partecipazione a percorsi interattivi di condivisione
q) Medium civico:
il canale di comunicazione – collegato alla rete civica - per la raccolta, la valutazione, la votazione e il commento di proposte avanzate dall’Amministrazione e dai cittadini.

Art. 4
(Principi generali)
1.La condivisione dei beni comuni tra Comune e cittadini attivi si ispira ai seguenti valori di riferimento:
a) Rispetto e promozione dei valori Costituzionali:
la collaborazione tra cittadini attivi e Amministrazione nonchè la totalità degli interventi messi in atto nell’ambito delle presenti Linee Guida sono improntati al rispetto e alla promozione dei valori Costituzionali con particolare riferimento ai principi enunciati dagli articoli 1,3,4,9 e 118 della Costituzione Italiana.
b) Fiducia reciproca:
ferme restando le prerogative pubbliche in materia di vigilanza, pianificazione e verifica, il Comune e le comunità di riferimento improntano i loro rapporti relativi ai beni comuni alla fiducia reciproca e presuppongono che la rispettiva volontà di collaborazione sia orientata al perseguimento di finalità di interesse generale
c) Pubblicità e trasparenza:
il Comune garantisce la massima conoscibilità delle possibilità di condivisione dei beni comuni, delle proposte pervenute, delle forme di sostegno messe a
disposizione, delle decisioni assunte, dei risultati ottenuti e delle valutazioni effettuate. Tanto il Comune quanto i cittadini attivi riconoscono nella trasparenza lo strumento principale per assicurare l’imparzialità ed il buon governo della condivisione dei beni comuni
d) Responsabilità:
il Comune valorizza la responsabilità, propria e delle cittadini attivi, quale elemento centrale nella condivisione dei beni comuni, nonché quale presupposto necessario affinché l’autogoverno da parte delle comunità di riferimento sia effettivamente capace di produrre risultati coerenti con la valorizzazione e la rigenerazione dei beni comuni
e) Inclusività e apertura:
i processi di autogoverno degli spazi in cui si attivano gli interventi di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni, devono essere organizzati in modo da consentire che in qualsiasi momento altri cittadini attivi interessati possano aggregarsi alle comunità di riferimento, che in questo senso devono essere aperte e trasparenti.
f) Sostenibilità:
il Comune, nell’esercizio della discrezionalità nelle decisioni che assume, verifica che la condivisione dei beni comuni con le comunità di riferimento non ingeneri oneri superiori ai benefici e non determini conseguenze negative sugli equilibri ambientali e finanziari esistenti.
In questo senso, la valutazione dei benefici è orientata a comprendere l’impatto economico, sociale e culturale dell’attività delle comunità di riferimento sulla qualità della vita della città.
g) Informalità:
il Comune richiede che la relazione con i cittadini attivi avvenga nel rispetto di specifiche formalità solo quando ciò è previsto dalla legge. Nei restanti casi interpreta i propri regolamenti al fine di assicurare flessibilità e semplicità nella relazioni.
h) Autonomia civica:
il Comune riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini attivi e predispone tutte le misure necessarie a garantirne l’esercizio effettivo
i) Ragionevolezza: 
Le scelte del Comune devono essere improntate al principio di ragionevolezza e volte all’eliminazione delle diseguaglianze sostanziali.
l) Accesso: 
il Comune e le comunità di riferimento si impegnano a garantire l’accesso ai servizi, in conformità alle regole previste nelle presenti Linee Guida.

Art. 5
(I cittadini attivi)
1. L’intervento di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni urbani, inteso quale concreta manifestazione della partecipazione alla vita della comunità e strumento per il pieno sviluppo della persona umana, è aperto a tutti i cittadini, senza necessità di ulteriore titolo di legittimazione.
2. I cittadini attivi possono svolgere interventi di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni come singoli o attraverso le formazioni sociali in cui esplicano la propria personalità, stabilmente organizzate o meno.
3. Il Comune ammette la partecipazione di singoli cittadini a interventi di cura, rigenerazione o riattivazione dei beni comuni urbani quale forma di riparazione del danno nei confronti dell’ente, nelle fattispecie previste dalla legge.
4. Gli interventi di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni urbani possono costituire progetti di servizio civile in cui il Comune può impiegare i giovani a tal fine selezionati secondo modalità concordate con i cittadini attivi.

Art. 6
(Interventi sugli spazi pubblici e sugli edifici)
1. La collaborazione con i cittadini attivi può prevedere differenti modalità organizzative dell’intervento condiviso sugli spazi pubblici e sugli edifici. Si fa riferimento, in particolare, a: la cura e la riattivazione occasionale, la cura e la riattivazione costante e continuativa e la rigenerazione.
2. I cittadini attivi possono realizzare interventi, a carattere occasionale o continuativo, di cura o di riattivazione degli spazi pubblici e degli edifici presenti nella lista dei beni disponibili di cui all’art 12. L’intervento è finalizzato a:
- integrare o migliorare gli standard manutentivi garantiti dal Comune o migliorare la vivibilità e la qualità degli spazi;
- assicurare la fruibilità collettiva di spazi pubblici o edifici non inseriti nei programmi comunali di manutenzione.
3. Possono altresì realizzare interventi tecnici di rigenerazione di spazi pubblici e di edifici.
 
Art. 7
(Promozione dell’innovazione sociale e dei servizi condivisi)
1. Il Comune promuove la coesione sociale e la produzione di servizi collaborativi e di un’economia della condivisione.
2. Al fine di ottimizzare o di integrare l’offerta di servizi pubblici o di offrire risposta alla emersione di nuovi bisogni sociali, il Comune favorisce il coinvolgimento diretto dell’utente finale di un servizio pubblico locale nel suo processo di progettazione, infrastrutturazione ed erogazione. La produzione di servizi pubblici locali condivisi viene promossa dal Comune per attivare processi generativi di beni comuni materiali, immateriali e digitali.
3. Il Comune persegue gli obiettivi di cui al presente articolo riconoscendo la nascita di associazioni, comitati, cooperative, imprese sociali, star-up a vocazione sociale, community land trust, fondazioni di scopo, nuovi usi civici, aziende speciali partecipate e lo sviluppo di attività e progetti a carattere economico, culturale e sociale
4. Gli spazi pubblici e gli immobili di cui alle presenti Linee Guida possono rappresentare una risorsa funzionale al raggiungimento delle finalità di cui al presente articolo,
5. Il Comune, anche attraverso i Consigli di Zona, può incentivare il perseguimento degli obiettivi di cui al presente articolo, stringendo con le comunità di riferimento accordi di collaborazione, con le modalità di cui all’art. 17.

Art. 8
(Promozione della creatività urbana)
1. Il Comune promuove la creatività, le arti, la formazione e la sperimentazione artistica come beni comuni, fondamentali per la riqualificazione delle aree urbane o dei singoli beni, per la produzione di valore per il territorio, per la coesione sociale e per lo sviluppo dell’aggregazione solidale, con particolare attenzione alle aree periferiche della città.
2. Per il perseguimento di tale finalità, la Giunta Comunale può indicare, nell’ambito della Lista di cui all’articolo 12, una riserva per una quota degli spazi pubblici e degli immobili di cui alle presenti Linee Guida finalizzata allo svolgimento di attività volte alla promozione della creatività urbana e di nuove forme del lavoro (ad es. Spazi di co-working), anche su proposta dei Consigli di Zona.
3. Il Comune, anche attraverso i Consigli di Zona, può incentivare il perseguimento degli obiettivi del presente articolo stringendo con le comunità di riferimento accordi di collaborazione, con le modalità di cui all’art. 17 .

Art. 9
(Innovazione digitale)
1. Il Comune favorisce l’innovazione digitale attraverso interventi di partecipazione all’ideazione, al disegno e alla realizzazione di servizi e applicazioni per la rete civica da parte delle cittadini attivi, con particolare attenzione all’uso di dati e infrastrutture aperti, in un’ottica di beni comuni digitali.
2. Al tal fine il Comune condivide con i soggetti che partecipano alla vita e all’evoluzione della rete civica e che mettono a disposizione dell’ambiente collaborativo e del medium civico competenze per la cooprogettazione e realizzazione di servizi innovativi, i dati, gli spazi, le infrastrutture e le piattaforme digitali, quali la rete e il medium civici.
3. Il Comune può incentivare il perseguimento degli obiettivi del presente articolo stringendo con le comunità di riferimento accordi di collaborazione, con le modalità di cui all’art. 17 , che valorizzino le attività di cui al comma 1.

CAPO II - Disposizioni di carattere procedurale.

Art. 10
(Disposizioni Generali)
1. La funzione di gestione della condivisione dei beni comuni con le comunità di riferimento è prevista, nell’ambito dell’organizzazione del Comune, quale funzione istituzionale dell’ente ai sensi dell’art. 118 ultimo comma della Costituzione. L’esercizio di tale funzione deve essere tale da garantire la massima prossimità al territorio dei soggetti deputati alla relazione con il cittadino, il massimo coordinamento con gli organi di indirizzo politico-amministrativo e il carattere trasversale del suo esercizio.
2. Al fine di semplificare la relazione con le comunità di riferimento, la Giunta Comunale individua, nel rispetto di quanto previsto al precedente comma, la struttura organizzativa interna deputata alla gestione delle proposte di condivisione dei beni comuni. Tale struttura costituisce per il proponente l’unico interlocutore nel rapporto con il Comune.
3. Al fine di garantire che gli interventi per la cura, la rigenerazione e la riattivazione dei beni comuni avvengano in armonia con l’insieme degli interessi pubblici e privati coinvolti, le proposte di condivisione devono ricevere il consenso del Comune.
4. Tale consenso si considera manifestato ex ante qualora i cittadini attivi accettino un Patto di collaborazione tipo così come previsto dall’art. 15 comma 1.
5. ln tali ipotesi le comunità di riferimento o i cittadini attivi, possono intraprendere gli interventi di cura, di rigenerazione e di riattivazione dei beni comuni senza la necessità di ulteriori formalità, a norma del successivo art. 15.
6. Tali interventi si esercitano secondo i principi, nei modi e nelle forme di cui al Titolo V delle presenti Linee Guida, oltre che nel rispetto della normativa vigente.

Art. 11
(Laboratorio dei Beni Comuni)
1. Il Laboratorio dei Beni Comuni (di seguito “Laboratorio”) è la struttura che assolve alla funzione di cui all’art 10 comma 1 e supporta quindi direttamente la struttura organizzativa interna al Comune individuata ai sensi dell’art. 10 comma 2.
2. Il Laboratorio è composto da due membri designati dalla Giunta Comunale in sua rappresentanza, da un rappresentante della struttura tecnica di cui all’art. 10 comma 2, dai rappresentanti dei Consigli di Zona e da un rappresentante indicato dall’assemblea di autogoverno di ogni comunità di riferimento.
2.1. I componenti del Laboratorio vengono nominati, per quanto attiene il Comune, per la prima volta entro 60 giorni dall’approvazione delle presenti Linee Guida e, successivamente, ogni due anni.
3. Il Laboratorio si riunisce ogni qualvolta vi siano delle controversie da dirimere e, comunque, almeno trimestralmente.
4. La partecipazione alle sedute del Laboratorio è aperta a tutti i cittadini attivi interessati.
5. Il Laboratorio supporta la struttura di cui all’art. 10 comma 2 in tutte le attività riferite alla gestione della condivisione dei beni comuni e, in particolare:
Ø propone i Patti di collaborazione tipo ai sensi dell’Art 15 comma 1;
Ø facilita la risoluzione delle controversie nate dalla presentazione di più proposte di condivisione intorno al medesimo bene;
Ø facilita la risoluzione delle controversie legate alla non applicazione dei Patti di cui all’Art. 15;
Ø valuta la compatibilità dei regolamenti di autogoverno con il contenuto dei Patti cui all’Art 15[vd1] ;
Ø vigila sul rispetto all’interno dei Beni Comuni dei principi generali di cui all’articolo 4 e dell’applicazione del presente regolamento[vd2] ;
6. In prima applicazione, fino alla costituzione delle comunità di riferimento, può partecipare ai lavori del laboratorio un rappresentante per ogni aggregazione di cittadini attivi interessati a presentare una proposta di condivisione.

Art. 12
(Lista dei Beni comuni urbani disponibili)
1. L’Amministrazione, entro 60 giorni dall’approvazione delle presenti Linee Guida, approva e pubblica la Lista degli spazi disponibili. 
2. La lista viene aggiornata annualmente dall’Amministrazione o a seguito di segnalazioni della cittadinanza. 
3. In caso di segnalazione da parte della cittadinanza, l’Amministrazione, entro 120 giorni dalla segnalazione, effettuate le opportune verifiche, inserisce nella Lista il bene segnalato o comunica all’autore della segnalazione le motivazioni che impediscono tale inserimento. 
5. Possono rientrare nella Lista tutti i beni comuni urbani disponibili, pubblici e privati, in stato di abbandono o incuria, e quindi passibili di essere curati, rigenerati o riattivati dalla cittadinanza.
In particolare devono rientrare nella Lista:
- i Beni, di proprietà comunale, non utilizzati;
- i Beni pubblici non utilizzati di proprietà non comunale, insistenti sul territorio cittadino, attraverso specifici accordi bilaterali tra il Comune e gli Enti proprietari;
6. Possono, in ogni caso, essere inseriti nella Lista:
- I Beni, di proprietà comunale, che l’Amministrazione decide autonomamente di inserire.
- I Beni pubblici, di proprietà non comunale, o i Beni privati che l’Amministrazione decide di inserire, anche per uso temporaneo, a seguito di appositi accordi con la proprietà;
- gli edifici confiscati alla criminalità organizzata e assegnati al Comune .
7. I Beni rispetto ai quali siano già attive forme di cura, rigenerazione o riattivazione da parte di gruppi di cittadini, ancorchè formalmente abbandonati, non possono essere inseriti nella Lista. 

Art. 13
(Bandi e proposte di condivisione)
1. I Beni inseriti nella lista possono essere opzionati:
a) dal Comune tramite bando
b) Dìdai cittadini attivi tramite proposta di condivisione
2. Nel caso sub a), il Comune opziona il bene avviando l’istruttoria del bando.
Il Bene, così opzionato, viene tolto dalla disponibilità della lista e non è più opzionabile dai cittadini attivi.
Entro 60 giorni dall’opzione, il Comune pubblica il Bando di assegnazione.
Scaduti i 60 giorni senza che il Bando sia stato pubblicato, ovvero nel caso in cui il Bando vada deserto, ovvero, comunque, nel caso in cui l’assegnazione non vada a buon fine, il Bene torna nelle disponibilità della Lista.
3. Nel caso sub b) i cittadini attivi opzionano il bene depositando la proposta di condivisione.
Il Bene, così opzionato, viene tolto dalla disponibilità della lista e non è più opzionabile tramite bando.
Nel caso di proposte di interventi di durata superiore all’anno, entro 60 giorni dall’accesso al bene, la comunità di riferimento deve dotarsi di un regolamento di autogoverno secondo le modalità e i principi di cui al titolo V e depositarlo in Comune presso la struttura di cui all’art. 10 comma 2.
Scaduti i 60 giorni senza che il regolamento sia stato depositato il Bene torna nelle disponibilità della Lista.

Art.14
(Proposta di condivisione)
1. La proposta di condivisione è il documento che i cittadini attivi depositano in Comune per opzionare e per poter accedere a un Bene comune urbano nella disponibilità della Lista di cui all’art.12.
Essa deve contenere:
a) L’elenco dei soggetti che propongono l’intervento.
b) La destinazione d’uso che i cittadini attivi intendono dare al bene.
b) La durata dell’intervento proposto
c) La dichiarazione di adesione al Patto di collaborazione tipo cui all’art. 15 comma 1 o, in alternativa, la richiesta di un Patto di collaborazione ai sensi dell’art. 15 comma 2.
d) La firma delle persone fisiche che, presentando la proposta, si impegnano ad attivarsi rispetto al bene nella misura minima di una ogni 50 mq.
e) Le firme di sostegno alla proposta da parte della cittadinanza milanese nella misura minima di una ogni 10 mq.
f) La data di convocazione della prima Assemblea di autogoverno all’interno del bene.
2. In caso di interventi di cura occasionali la proposta deve contenere:
a) L’elenco dei sottoscrittori
a) L’oggetto dell’intervento
b) La dichiarazione di adesione Patto di collaborazione tipo cui all’art. 15 comma 1
c) Le firme delle persone fisiche o dei legali rappresentanti delle persone giuridiche senza scopo di lucro che si attivano nell’organizzazione e gestione dell’intervento
d) Durata e calendario dell’intervento.
3. Il Comune può respingere la proposta, in modo motivato, nel caso essa (nella destinazione d’uso, nelle modalità di intervento o nella composizione dei proponenti) contrasti con i principi generali di cui all’art. 4 o nel caso in cui non soddisfi i requisiti di cui ai commi 1 e 2 o, ancora, nel caso in cui, a seguito di verifiche tecniche, il bene si dimostri interessato da problemi di tenuta statica o di natura ambientale incompatibili con l’intervento.
4. Se la proposta di condivisione presentata risponde, formalmente e sostanzialmente, ai requisiti di cui al Patto di collaborazione tipo e non sono pervenuti rilievi da parte del Comune, i cittadini attivi possono accedere al bene, decorsi 30 giorni dal deposito della proposta di condivisione. Si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni in tema di SCIA.
5. Nel caso in cui una proposta di condivisione richieda la redazione di un Patto di collaborazione ai sensi dell’art. 15 comma 2, i cittadini e il Comune hanno 30 giorni di tempo per formalizzare il Patto ed accedere al bene.
6. Il Comune pone in essere adeguate forme di pubblicità della proposta di condivisione e di consultazione pubblica, al fine di acquisire, da parte di tutti i soggetti interessati, ulteriori proposte di condivisione, ovvero osservazioni utili alla valutazione degli interessi coinvolti o all’individuazione di eventuali effetti pregiudizievoli della proposta stessa, o comunque ulteriori contributi o apporti.
7. Nel caso in cui, a seguito della consultazione pubblica di cui al comma 6, emergano più proposte di condivisione, che prevedano differenti destinazioni d’uso, riguardanti un medesimo bene, il Comune, tramite il Laboratorio, avvia un confronto tra i proponenti, al fine di integrare le diverse proposte in un’unica comunità di riferimento. Qualora esse non siano integrabili, la scelta della proposta viene effettuata mediante procedure di tipo partecipativo suggerite dal Laboratorio beni comuni. 
In questo caso, i termini di cui ai commi 4 e 5 possono essere prorogati di 30 giorni.
8. Il Comune, inoltre, pone in essere adeguate forme di pubblicità della data in cui si tiene la prima assemblea di autogoverno del bene, al fine di garantire la possibilità per tutta la cittadinanza interessata di prendervi parte e di entrare nella comunità di riferimento del bene.
 
Art. 15
(Patto di collaborazione tipo)
1. La struttura di cui all’art.10 comma 1 si attiva affinchè, entro 60 giorni dall’approvazione delle presenti Linee Guida, su proposta del Laboratorio dei Beni Comuni, i Dirigenti competenti, nel rispetto degli ambiti di intervento e dei principi stabiliti dal presente atto, definiscano le regole di condivisione tipica (patto di collaborazione tipo) delle diverse tipologie di Beni inseriti nella Lista di cui all’art. 12.
2. In assenza di detto patto di collaborazione tipo o comunque, su richiesta dei cittadini attivi che presentano la proposta di condivisione, le regole di attuazione della proposta di condivisione stessa possono essere regolate da appositi Patti di collaborazione tra i cittadini attivi stessi e l’Amministrazione Comunale.

Art.16
(Patti di collaborazione ai sensi dell’ art.15 comma 2)
1. Nelle casistiche di cui all’art. 15 comma 2, il patto di condivisione è lo strumento con cui il Comune e i cittadini attivi concordano il sistema di regole a cui attenersi nella realizzazione degli interventi di cura, di riattivazione e di rigenerazione dei beni comuni.
2. Il patto di collaborazione definisce in particolare:
a) la durata della collaborazione, le cause di sospensione o di conclusione anticipata della stessa;
b) le modalità di azione, il ruolo, i requisiti ed i limiti di intervento;
d) le modalità di fruizione collettiva dei beni comuni oggetto del patto stesso e la garanzia di accesso a questi;
e) le conseguenze di eventuali danni occorsi a persone o cose in occasione o a causa degli interventi di cura, di rigenerazione e di riattivazione, la necessità e le caratteristiche delle coperture assicurative e l’assunzione di responsabilità secondo quanto previsto dagli articoli 32 e 33 delle presenti Linee Guida;
f) le misure di pubblicità del patto di condivisione, le modalità di documentazione e pubblicizzazione delle azioni realizzate, di rendicontazione delle risorse utilizzate e di misurazione dei risultati prodotti dalla condivisione dei beni comuni in termini di bilancio sociale;
g) le cause di esclusione dei cittadini attivi per inosservanza delle presenti Linee Guida o delle clausole del patto di collaborazione, gli assetti conseguenti alla conclusione della condivisione, quali la titolarità delle opere realizzate, i diritti riservati agli autori delle opere
dell’ingegno, la riconsegna dei beni, e ogni altro effetto rilevante;

Art. 17
(Accordi fra Comune e comunità di riferimento)
1) Al fine di perseguire le finalità di promozione delle presenti Linee Guida o al fine di incentivare particolari azioni di interesse pubblico o specifici interventi di rigenerazione, il Comune può stipulare con le comunità di riferimento dei beni comuni specifici accordi.
2) Tali accordi specificano le attività richieste alla comunità di riferimento e le forme di sostegno messe a disposizione dal Comune a favore della comunità di riferimento, modulate in relazione al valore aggiunto che la collaborazione è potenzialmente in grado di generare;
3) Gli accordi possono anche regolare ogni aspetto della collaborazione che le parti intendano ivi fissare.
4) I cittadini attivi facenti parte della comunità di riferimento, su esplicita delibera da parte dell’Assemblea di autogoverno, possono essere delegati a rappresentare, nella firma, la comunità di riferimento stessa. 

CAPO III - Interventi di cura, rigenerazione e riattivazione di spazi pubblici intesi come beni comuni.

Art. 18
(Interventi di cura o riattivazione occasionale)
1. Gli interventi di cura o di riattivazione occasionali si realizzano secondo le regole previste dal Patto di collaborazione tipo e la proposta di condivisione viene avanzata con le modalità previste all’art. 14 comma 1 bis. 
2. Al fine di favorire la diffusione e il radicamento delle pratiche di cura occasionale, il Comune pubblicizza sulla rete civica gli interventi realizzati, evidenziando le aree di maggiore concentrazione degli stessi.

Art. 19
(Gestione condivisa di spazi pubblici)
1. La proposta di condivisione può avere ad oggetto l’autogoverno di uno spazio pubblico.
2. Le comunità di riferimento si prendono cura dello spazio per realizzarvi tutti gli interventi e le attività deliberate dall’Assemblea di autogoverno nel rispetto di tutti gli elementi esplicitati nella proposta e nel patto di condivisione.
3. Le comunità di riferimento non possono realizzare attività o interventi che contrastino con la fruizione collettiva del bene.
4. Viene garantita la possibilità della gestione condivisa del medesimo bene da parte di una pluralità di cittadini attivi che confluiscono nella comunità di riferimento del bene.

Art. 20
(Gestione condivisa di spazi privati asserviti a uso pubblico)
1. La proposta di condivisione può avere ad oggetto l’autogoverno di uno spazio privato asservito a uso pubblico.
2. Le comunità di riferimento si prendono cura dello spazio per realizzarvi tutti gli interventi e le attività deliberate dall’Assemblea di autogoverno nel rispetto degli elementi esplicitati nella proposta di condivisione e nel rispetto del patto di collaborazione tipo o specificatamente sottoscritto.
3. Le comunità di riferimento non possono realizzare attività o interventi che contrastino con l’uso pubblico o con la proprietà privata del bene.
4.Viene garantita la possibilità della gestione condivisa del medesimo bene da parte di una pluralità di cittadini attivi che confluiscono nella comunità di riferimento del bene.

Art. 21
(Gestione condivisa di Beni comuni urbani in autogoverno)
1. Le proposte di condivisione possono riguardare la gestione condivisa di immobili e spazi da parte di comunità di riferimento costituite da: cittadini attivi, anche costituiti in associazione, consorzio, cooperativa, fondazione di vicinato o comprensorio, a titolo gratuito e con permanente vincolo di destinazione all’uso previsto nella proposta di condivisione, nel rispetto dei Patti di collaborazione di cui agli artt. 15 e 16 e puntualmente disciplinati nei regolamenti di autogoverno di cui al Titolo V delle presenti Linee Guida.
2. La gestione condivisa garantisce la fruizione collettiva del bene e l’apertura a tutti i cittadini disponibili a collaborare agli interventi di cura, riattivazione o rigenerazione del bene o alle attività di cui al comma 1.
3. Al fine di garantire la continuità progettuale la durata della gestione condivisa è, normalmente, di nove anni. Periodi più lunghi possono eventualmente essere pattuiti in considerazione della particolare rilevanza socio-culturale delle attività costruite dalla comunità di riferimento.
.
Art. 22
(Interventi di rigenerazione di spazi pubblici)
1. Su esplicita delega delle Assemblee di autogoverno di un bene, le soggettività autonome che fanno parte della comunità di riferimento possono sottoscrivere patti di collaborazione con l’Amministrazione Comunale finalizzati a particolari interventi di rigenerazione del bene stesso, avanzando al Comune un’apposita proposta di condivisione a questo fine.
2. I patti di collaborazione disciplinano gli oneri di manutenzione e quelli connessi alle eventuali opere di recupero edilizio gravanti sulle comunità di riferimento.
Eventuali miglioramenti e/o addizioni devono essere previamente autorizzati dal Comune, realizzati senza oneri per l’amministrazione e rimangono in capo alla medesima al termine dell’intervento senza alcuna spesa per l’Amministrazione.
3. Le soggettività autonome o le comunità di riferimento possono stringere accordi con il Comune, aventi a oggetto interventi di rigenerazione degli spazi pubblici o privati ad uso pubblico, da realizzare, con un contributo economico, totale o prevalente, a propria cura. In tal caso, il Comune valuta la proposta sotto il profilo tecnico e rilascia o acquisisce le autorizzazioni prescritte dalla normativa.
4. Le proposte di condivisione che prefigurino interventi di rigenerazione dello spazio pubblico devono pervenire all’amministrazione corredate dalla documentazione atta a descrivere con chiarezza l’intervento che si intende realizzare. Devono, in particolare, essere presenti: relazione illustrativa, programma di manutenzione, tavole grafiche in scala adeguata della proposta progettuale, stima dei lavori da eseguirsi.
5. Il patto di collaborazione può prevedere che le soggettività autonome o le comunità di riferimento assumano in via diretta l’esecuzione degli interventi di rigenerazione.
6. Qualora invece l’amministrazione assuma l’esecuzione degli interventi di rigenerazione, essa individua gli operatori economici da consultare sulla base di procedure pubbliche, trasparenti, aperte e partecipate.
7. Resta ferma, per i lavori eseguiti mediante interventi di rigenerazione, l’applicazione della normativa vigente in materia di requisiti e qualità degli operatori economici, esecuzione e collaudo di opere pubbliche, ove applicabile.
6. Gli interventi di rigenerazione inerenti beni culturali e paesaggistici sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 sono preventivamente sottoposti alla Soprintendenza competente in relazione alla tipologia dell’intervento, al fine di ottenere le autorizzazioni, i nulla osta o gli atti di assenso comunque denominati previsti dalla normativa vigente, al fine di garantire che gli interventi siano compatibili con il carattere artistico o storico, l’aspetto e il decoro del bene. Le procedure relative alle predette autorizzazioni sono a carico del Comune.

TITOLO IV
Formazione civica come bene comune.

Art. 23
Finalità della formazione
1. Il Comune riconosce la formazione condivisa come bene comune sociale capace di trasformare i bisogni in occasioni di cambiamento.
2. La formazione può essere rivolta alle cittadini attivi, alle comunità di riferimento, ai dipendenti ed agli
amministratori del Comune, anche attraverso momenti congiunti.
3. Il Comune mette a disposizione le competenze dei propri dipendenti e fornitori, e favorisce l’incontro con le competenze presenti all’interno delle comunità di riferimento , per trasferire conoscenze utili alla cura condivisa dei beni comuni.
4. La formazione e l’autoformazione delle collettività civiche e del Comune è finalizzata, prioritariamente, alla piena interiorizzazione dell’esperienza civica dei beni comuni e della condivisione. 
E’ inoltre volta a promuovere le seguenti competenze:
a. applicare le corrette tecniche di intervento nelle azioni di cura, pulizia e manutenzione;
b. acquisire conoscenze sul quadro normativo, sulla prevenzione dei rischi e sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale;
c. documentare le attività svolte e rendicontare le forme di sostegno;
d. utilizzare consapevolmente le tecnologie, le piattaforme e la rete civica.
e. conoscere e applicare le tecniche di facilitazione e ascolto attivo;
f. conoscere e utilizzare gli approcci delle metodologie per la progettazione partecipata e per creare e sviluppare comunità.
5. Inoltre, Comune può incentivare l’attivazione nei beni comuni di esperienze di formazione e autoformazione rivolte alla cittadinanza anche stringendo con le comunità di riferimento accordi di collaborazione, con le modalità di cui all’art. 17 .
 
Ar. 24
Il ruolo delle scuole
1. Il Comune promuove il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado quale scelta strategica per la diffusione ed il radicamento delle pratiche di collaborazione nelle azioni di cura e di rigenerazione dei beni comuni.
2. Il Comune collabora con le scuole e con I’Università per l’organizzazione dí interventi formativi, teorici e pratici, sulla gestione condivisa dei beni comuni rivolti agli studenti e alle loro famiglie.
3. I patti di condivisione con le scuole e con I’Università possono prevedere che l’impegno degli studenti in azioni di cura e di rigenerazione dei beni comuni venga valutato ai fini della maturazione di crediti curriculari.
 
TITOLO V 
(Della gestione dei beni comuni)

Art. 25
(Autonomia regolamentare)
1. I regolamenti delle comunità di riferimento dovranno garantire l’autogoverno, I’accessibilità e l’imparzialità nell’uso dei beni comuni e degli strumenti di produzione messi a disposizione dal Comune, mediante pratiche decisionali condivise che assicurino una gestione includente ed ispirata alla libera espressività del talento individuale nella cura, nella riattivazione e nel governo dei beni comuni.
2. I beni comuni sono destinati a generare comunità di lavoratori utenti e cittadini che ne assicurano un uso compatibile con la conservazione per le generazioni future. Essi non sono solo spazi della fruizione ma anche luoghi in cui si esercitano le pratiche decisionali che ne determinano le condizioni d’uso.

Art. 26
Quaderni di partecipazione
1. Ferma restando il divieto di svolgere attività con fine di lucro, le comunità di riferimento sono composte da tutte le persone fisiche e da tutte le persone giuridiche che intendano farne parte. 
2. Per l’identificazione della composizione della comunità di riferimento è istituito un quaderno di partecipazione.
3. Tutte le cittadini attivi che partecipano alle attività svolte all’interno del bene sono tenute alla compilazione del quaderno di cui al comma 1.
4. Il regolamento di Autogoverno disciplina la modalità con cui i cittadini attivi possono sottoscrivere il quaderno entrando così a far parte della comunità di riferimento o recedere dalla propria partecipazione.
5. Il regolamento di Autogoverno può prevedere una distinzione, nei ruoli e nelle responsabilità, tra i cittadini attivi che partecipano continuativamente alla gestione del bene e quelle che accedono al bene in via occasionale o saltuaria.
 
Art. 27
Principi di responsabilità
1. Per garantire lo svolgimento e I’armonia delle attività all’interno dei beni comuni è obbligo per tutti i soggetti coinvolti l’assunzione di un atteggiamento responsabile e rispettoso degli interessi della collettività e dei diritti delle generazioni future.
2. Le attività si dovranno svolgere rispettando il decoro dei luoghi e garantendo un corretto rapporto con i residenti dell’area, attraverso la limitazione delle emissioni acustiche o di ogni altra immissione che superi la normale tollerabilità anche alla luce delle condizioni dei luoghi e nel rispetto della legge e dei vigenti regolamenti comunali.

Art. 28
Democrazia Assembleare
1. L’Organo decisionale della comunità di riferimento è l’Assemblea di autogoverno (d’ora in avanti “Assemblea”) che si dota, nei termini di cui all’art. 13 comma 3, di un regolamento di autogoverno.
2. Il regolamento di autogoverno disciplina il funzionamento dell’Assemblea e, in generale, funzionamento delle altre strutture di cui l’assemblea si può dotare.
3. Il regolamento può essere modificato in ogni momento dall’Assemblea. In questo caso deve essere ridepositato , anche in via telematica, presso la struttura Comunale di cui all’art. 10 comma 2.
3. All’Assemblea di autogoverno, nelle forme stabilite dal regolamento di autogoverno, compete in particolare:
a. la programmazione delle attività;
b. il coordinamento nell’utilizzo dei beni comuni disponibili tenendo conto, innanzitutto, delle attività proposte;
c. le linee d’indirizzo generali delle attività svolte all’interno dei beni comuni;
d. i rapporti con le altre realtà sociali, associative e istituzionali;
e. gli strumenti per garantire un’ampia divulgazione delle attività programmate;
f. la creazione di Tavoli tematici o di qualsiasi altra struttura funzionale al funzionamento del bene. Tali strutture, in ogni caso, rispondono e dipendono dall’Assemblea.
g. la rendicontazione dell’uso delle risorse finanziarie eventualmente ricevute dal Comune o da altri soggetti pubblici o privati, della quale si fa obbligo di pubblicizzazione tramite la rete civica.
3. Ogni seduta dell’Assemblea si conclude con un report delle decisioni assunte di cui verrà data pubblicazione.
4. Rappresentanti del Comune , delegati a questo scopo dalla Giunta o dalla struttura di cui all’art. 10 comma 1 potranno essere presenti all’Assemblea stessa , prendendo atto delle decisioni prese a testimonianza dell’accessibilità e della fruibilità dell’Assemblea stessa.

Art. 29
Convocazione dell’Assemblea
1, Le modalità di auto-convocazione dell’Assemblea dovranno garantire la più ampia partecipazione attraverso congrui tempi e mezzi di comunicazione.
2. L’Assemblea si riunisce almeno due volte al mese, salvo diversa calendarizzazione approvata dall’Assemblea stessa nella seduta precedente.

Art. 30
(Formazione del consenso e della decisione)
1. Il regolamento di autogoverno deve stabilire con chiarezza le modalità decisionali dell’Assemblea.
2. Tali modalità devono comunque attenersi ad un principio che permetta il raggiungimento del massimo consenso possibile sulle decisioni.
3. Nella fase di approvazione del primo regolamento del bene e , anche, in riferimento all’approvazione stessa del regolamento, le decisioni dell’Assemblea vengono prese all’unanimità dei presenti.
4. Qualora non si giunga ad una decisione condivisa e lo richieda almeno 1/10 (un decimo) dei componenti presenti all’Assemblea, la discussione viene aggiornata alla riunione immediatamente successiva. 
Se dopo 3 (tre) sedute consecutive non si giunge ad un’intesa, le differenti opzioni vengono messe ai voti e approvate secondo il metodo Borda. ln questo caso vige il principio “una testa un voto”.
4.1. Il metodo Borda è un sistema di voto ponderato. Definito un numero n di proposte. Ogni elettore costruisce allora una lista di n proposte in ordine di preferenza. Alla prima proposta della lista si attribuiscono n punti, alla seconda n - 1 punti, e così di seguito, fino all’n-esima della lista che si vedrà attribuire 1 punto. Il risultato di una proposta è la somma di tutti i punti che le sono stati attribuiti. La proposta con il maggior numero di punti viene approvata.
5. Il voto non è esercitabile mediante delega.

Art. 31
(Sottoscrizione di accordi e attività produttive da parte della comunità di riferimento)
1) I cittadini attivi, facente parte della comunità di riferimento, possono essere delegati, su esplicita delibera assembleare, a rappresentare la comunità in tutte le attività , anche di rilevanza economica, che necessitino di avvalersi di figure con personalità giuridica.
2) Attraverso il meccanismo di cui al comma 1 , le comunità di riferimento possono:
 a) sottoscrivere accordi con il Comune o con terzi.
 b) accedere a forme di finanziamento derivanti da bandi, da crowdfunding o da altra fonte utile.
 c) gestire attività , ferma restando la natura non commerciale della stessa e l’assenza di scopo di lucro, che comportino la retribuzione diretta o indiretta del lavoro.
3) Le delibere assembleari di cui al comma 1 devono essere pubblicate e sempre consultabili.
3) Il Comune si adopera affinchè, nell’ambito dei beni comuni gestiti in autogoverno, si generino le occasioni di cui al presente articolo, sia attraverso forme di patrocinio che attraverso altre modalità anche individuabili tramite i patti di collaborazione di cui all’art. 17. 
 
TITOLO VI 
Forme di sostegno

Art. 32
(Esenzioni ed agevolazioni in materia di canoni e tributi locali)
1. Le attività svolte nell’ambito delle presenti Linee Guida sono considerate di particolare interesse pubblico agli effetti delle agevolazioni previste dal regolamento comunale per l’occupazione di suolo pubblico e per l’applicazione del relativo canone.
2. Non costituiscono esercizio di attività commerciale, agli effetti delle esenzioni ed agevolazioni previste dal regolamento comunale per l’occupazione di suolo pubblico e per l’applicazione del relativo canone, le raccolte pubbliche di fondi da parte delle comunità di riferimento qualora ricorrano tutte le seguenti condizioni:
a) si tratti di iniziative occasionali;
b) la raccolta avvenga in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;
c) i beni ceduti per la raccolta siano di modico valore.
3. Le attività svolte nell’ambito delle presenti Linee Guida si considerano intese alla più piena valorizzazione della sussidiarietà orizzontale, agli effetti delle esenzioni ed agevolazioni previste, in materia di imposta municipale secondaria, dall’articolo 11, comma secondo, lettera f) del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.
4. Il Comune, nell’esercizio della potestà regolamentare prevista dall’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, dispone ulteriori esenzioni ed agevolazioni, in materia di entrate e tributi, a favore delle formazioni sociali che svolgono attività nell’ambito delle presenti Linee Guida o alle associazioni, ai consorzi, alle cooperative, alle fondazioni di vicinato o comprensorio di cui alle presenti Linee Guida, assimilandone il trattamento a quello delle associazioni, delle fondazioni e degli altri enti che non perseguono scopi di lucro.
5. Il Comune riconosce ai cittadini attivi, nell’ambito dell’esecuzione dei patti di collaborazione di cui alle presenti Linee Guida, i benefici di cui al decreto-legge sblocca Italia (ddl n. 1651 di conversione del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, che reca misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive).

Art. 33
(Accesso agli spazi comunali)
1. Le cittadini attivi che ne facciano richiesta possono utilizzare temporaneamente spazi comunali per riunioni o attività di autofinanziamento.
2. L’uso degli spazi di cui al precedente comma è parificato, quanto alla determinazione degli oneri previsti, alle attività istituzionali del Comune.
 
Art. 34
(Materiali di consumo e dispositivi di protezione individuale)
1. Il Comune fornisce i dispositivi di protezione individuale necessari per lo svolgimento delle attività e, nei limiti delle risorse disponibili, i beni strumentali ed i materiali di consumo.
2. Gli strumenti, le attrezzature e i dispositivi vengono forniti in comodato d’uso e, salvo il normale deterioramento dovuto all’uso, devono essere restituiti in buone condizioni al termine delle attività.
3. Il comodatario di cui al comma precedente può mettere temporaneamente tali beni a disposizione di altri cittadini ed associazioni al fine di svolgere le attività coerenti con la destinazione d’uso del bene indicata nella Proposta di condivisione.
4. Il Comune favorisce il riuso dei beni di cui al precedente comma 2.
 
Art. 35
(Risorse finanziarie a titolo di rimborso di costi sostenuti)
1. Il Comune concorre, nei limiti delle risorse disponibili, alla copertura dei costi sostenuti per lo svolgimento delle azioni di cura, di rigenerazione e di riattivazione dei beni comuni urbani.
2. Nel definire le forme di sostegno, l’amministrazione riconosce contributi di carattere finanziario solo e nella misura in cui le necessità cui gli stessi sono preordinati non siano affrontabili con sostegni in natura.
3. Fatto salvo quanto previsto al comma 7 del presente articolo, non possono essere corrisposti da parte del Comune, in via diretta o indiretta, compensi di qualsiasi natura ai cittadini che svolgono attività di cura condivisa dei beni comuni, a fronte delle attività prestate.
4. Le regole di condivisione di cui all’art. 15 o I patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17 individuano l’ammontare massimo del contributo comunale e le modalità di erogazione.
5. La liquidazione del contributo è subordinata alla rendicontazione delle attività svolte e dei costi sostenuti, da redigersi secondo quanto previsto dall’art. 40 delle presenti Linee Guida. Analoga rendicontazione va predisposta anche in relazione alla quota di contributo eventualmente anticipata all’atto di costituzione della comunità di riferimento.
6. Possono essere rimborsati i costi relativi a:
a) acquisto o noleggio di materiali strumentali, beni di consumo e dispositivi di protezione individuale necessari per lo svolgimento delle attività;
b) polizze assicurative;
c) costi relativi a servizi necessari per l’organizzazione, il coordinamento e la formazione dei cittadini.
d) costi relativi ad utenze necessarie allo svolgimento delle attività all’interno del bene.
7. I cittadini possono avvalersi delle figure professionali necessarie per la progettazione, l’organizzazione, la promozione ed il coordinamento
delle azioni di cura e di rigenerazione dei beni comuni, nonché per assicurare specifiche attività formative o di carattere specialistico.
Gli oneri conseguenti non possono concorrere in misura superiore al 50% alla determinazione dei costi rimborsabili.

Art. 36
(Autofinanziamento)
1. Il Comune agevola le iniziative delle comunità di riferimento volte a reperire fondi per le azioni di cura, rigenerazione o riattivazione dei beni comuni urbani, a condizione che sia garantita la massima trasparenza sulla destinazione delle risorse raccolte e sul loro puntuale utilizzo, incentivando l’utilizzo di strumenti e pratiche che favoriscano la leggibilità e l’accessibilità dei flussi economici generati.
2. Si prevede inoltre
a) la possibilità per i cittadini e le comunità di riferimento di utilizzare, a condizioni agevolate, spazi comunali per l’organizzazione di iniziative di autofinanziamento;
b) la possibilità di veicolare l’immagine degli eventuali finanziatori coinvolti dalle comunità di riferimento;
c) il supporto e l’avallo del Comune ad iniziative di raccolta diffusa di donazioni attraverso l’utilizzo delle piattaforme telematiche dedicate, anche attraverso l’adozione di monete comunitarie.
3. Al fine di incentivare l’autonoma raccolta di risorse da parte delle comunità di riferimento, nelle regole di condivisione di cui all’art. 15 o nei patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17, può essere previsto un meccanismo di impegno variabile delle risorse comunali per le azioni di cura, di rigenerazione o di riattivazione dei beni comuni urbani, crescenti al crescere delle risorse reperite dalle comunità di riferimento.

Art. 37
(Forme di riconoscimento per le azioni realizzate)
1. Le regole di condivisione di cui all’art. 15 o I patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17, al fine di fornire visibilità alle azioni realizzate dalle comunità di riferimento nell’interesse generale, possono prevedere e disciplinare forme di pubblicità quali, ad esempio, l’installazione di targhe informative, menzioni speciali, spazi dedicati negli strumenti informativi.
2. La visibilità concessa non può costituire in alcun modo una forma di corrispettivo delle azioni realizzate dalle comunità di riferimento, rappresentando una semplice manifestazione di riconoscimento pubblico dell’impegno dimostrato e uno strumento di stimolo alla diffusione delle pratiche di cura condivisa dei beni comuni.
3. Il Comune, al fine di promuovere la diffusione della collaborazione fra cittadini e amministrazione per la cura, la rigenerazione e la riattivazione dei beni comuni urbani, può favorire il riconoscimento di vantaggi offerti dai privati a favore delle comunità di riferimento quali agevolazioni, sconti e simili.
4. Il Comune può inoltre farsi partner delle comunità di riferimento nell’applicazione di bandi pubblici e privati di finanziamento per attività di interesse generale.

Art. 38
(Agevolazioni amministrative)
1. Le regole di condivisione di cui all’art. 15 o i patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17 possono prevedere facilitazioni di carattere procedurale in relazione agli adempimenti che le comunità di riferimento devono sostenere per l’ottenimento dei permessi, comunque denominati, strumentali alle azioni di cura, di rigenerazione o di riattivazione dei beni comuni urbani o alle iniziative di promozione e di autofinanziamento.
2. Le facilitazioni possono consistere, in particolare, nella riduzione dei tempi dell’istruttoria, nella semplificazione della documentazione necessaria o nella individuazione di modalità innovative per lo scambio di informazioni o documentazione tra le comunità di riferimento e gli uffici comunali.
 
CAPO VII - Comunicazione, trasparenza e valutazione

Art. 39
(Comunicazione collaborativa)
1. Il Comune, al fine di favorire il progressivo radicamento della collaborazione coi cittadini, utilizza tutti i canali di comunicazione a sua disposizione per informare sulle opportunità di partecipazione alla cura, alla rigenerazione e alla riattivazione dei beni comuni urbani.
2. Il Comune riconosce nella rete civica il luogo naturale per instaurare e far crescere il rapporto di collaborazione con e tra le cittadini attivi.
3. Il rapporto di collaborazione mira in particolare a:
a) consentire alle cittadini attivi di migliorare le informazioni, arricchendole delle diverse esperienze a disposizione;
b) favorire il consolidamento di reti di relazioni fra gruppi di cittadini, per promuovere lo scambio di esperienze e di strumenti;
c) mappare i soggetti e le esperienze di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni, facilitando alle cittadini attivi interessate l’individuazione delle situazioni per cui attivarsi.
4. Per realizzare le finalità di cui al precedente comma, il Comune rende disponibili per le cittadini attivi:
a) un kit di strumenti e canali per comunicare e fare proposte, quali la rete civica e il medium civico;
b) dati, infrastrutture/piattaforme digitali in formato aperto;
c) un tutoraggio nell’uso degli strumenti di comunicazione collaborativa, anche favorendo relazioni di auto aiuto fra gruppi.

Art. 40
(Rendicontazione, misurazione e valutazione delle attività di collaborazione)
1. La documentazione delle attività svolte e la rendicontazione delle risorse impiegate rappresentano un importante strumento di
 comunicazione con i cittadini. Attraverso la corretta redazione e pubblicazione di tali documenti è possibile dare visibilità, garantire
trasparenza ed effettuare una valutazione dell’efficacia dei risultati prodotti dall’impegno congiunto di cittadini ed amministrazione.
2. Le modalità di svolgimento dell’attività di documentazione e di rendicontazione vengono definite nelle regole di condivisione di cui all’art. 15 o concordate nei patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17.
3. La rendicontazione delle attività realizzate si attiene ai seguenti principi generali in materia:
a) chiarezza:
le informazioni contenute devono avere un livello di chiarezza, comprensibilità e accessibilità adeguato ai diversi soggetti a cui la rendicontazione è destinata;
b) comparabilità:
la tipologia di informazioni contenute e le modalità della loro rappresentazione devono essere tali da consentire un agevole confronto sia temporale sia di comparazione con altre realtà con caratteristiche simili e di settore;
c) periodicità:
le rendicontazioni devono essere redatte con una periodicità fissa e predefinita;
d) verificabilità:
i processi di raccolta e di elaborazione dei dati devono essere documentati in modo tale da poter essere oggetto di esame, verifica e revisione.
 Gli elementi relativi alle singole aree di rendicontazione devono essere descritti in modo da fornire le informazioni quantitative e qualitative
utili alla formulazione di un giudizio sull’operato svolto.
4. La rendicontazione deve contenere informazioni relative a:
a) obiettivi, indirizzi e priorità di intervento;
b) azioni e servizi resi;
c) risultati raggiunti;
d) risorse disponibili e utilizzate.
5. Il Comune sollecita comunità di riferimento e cittadini attivi ad utilizzare strumenti multimediali, fotografici e quant’altro possa corredare la rendicontazione
 rendendola di immediata lettura e agevolmente fruibile.
6. Il Comune e le comunità di riferimento si adoperano per consentire un’efficace diffusione della rendicontazione, mettendo gli elaborati a disposizione di tutta la
 cittadinanza attraverso strumenti individuati coinvolgendo i cittadini, quali la pubblicazione sulla rete civica,l’organizzazione di conferenze
 stampa, convegni, eventi dedicati e ogni altra forma di comunicazione e diffusione dei risultati.
7. Il Comune e le comunità di riferimento si impegnano ad implementare tecniche di misurazione quantitativa e qualitativa delle esternalità positive e negative, dirette e indirette, materiali e immateriali, nonché degli impatti economici, sociali, culturali e ambientali prodotti dalle attività dei beni comuni e
 ne tengono conto nell’elaborazione della futura progettazione delle attività, nonché della valutazione di risultato dei soggetti preposti alla loro attuazione per conto dell’amministrazione.

CAPO VIII - Responsabilità e vigilanza

Art. 41
(Prevenzione dei rischi)
1. Alle comunità di riferimento devono essere fornite, sulla base delle valutazioni effettuate, informazioni sui rischi specifici esistenti negli
 ambienti in cui operano per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate o da adottare.
2. I singoli componenti delle comunità di riferimento sono tenuti ad utilizzare correttamente i dispositivi di protezione individuale che, sulla base della valutazione dei rischi, il Comune ritiene adeguati ed a rispettare le prescrizioni contenute nei documenti di valutazione dei rischi.
3. Con riferimento agli interventi di cura o di rigenerazione a cui partecipano operativamente più cittadini attivi, va individuato un supervisore
 cui spetta la responsabilità di verificare il rispetto della previsione di cui al precedente comma 2 .
4. Le regole di condivisione di cui all’art. 15 o I patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17 disciplinano le eventuali coperture assicurative dei privati contro gli infortuni e per la responsabilità civile verso terzi connessi allo svolgimento dell’attività di cura e riattivazione dei beni comuni, in conformità alle previsioni di legge e, in ogni caso, secondo criteri di adeguatezza alle specifiche caratteristiche dell’attività svolta.
5. Il Comune può favorire la copertura assicurativa dei cittadini attivi attraverso la stipula di convenzioni quadro con operatori del settore
 assicurativo che prevedano la possibilità di attivare le coperture su richiesta, a condizioni agevolate e con modalità flessibili e personalizzate.
 
Art. 42
(Disposizioni in materia di riparto delle responsabilità)
1. Le regole di condivisione di cui all’art. 15 o i patti di collaborazione di cui agli articoli 16 e 17 indicano e disciplinano le responsabilità connesse alle attività di cura, rigenerazione e riattivazione dei beni comuni urbani.
2. Le comunità di riferimento dei beni comuni urbani rispondono degli eventuali danni cagionati, per colpa grave o dolo, a persone o cose nell’esercizio delle proprie attività .
3. Le modalità dell’assunzione di responsabilità da parte della comunità di riferimento , anche differenziando le sue componenti, è disciplinata dai regolamenti di autogoverno e legata alle diverse modalità di sottoscrizione dei quaderni di partecipazione di cui al titolo V.
3. Le comunità di riferimento di beni comuni urbani assumono, ai sensi dell’art. 2051 del codice civile, la qualità di custodi dei beni stessi, tenendo sollevata ed indenne l’amministrazione comunale da qualsiasi pretesa al riguardo.
 
Art. 43
(Tentativo di conciliazione)
1. Qualora insorgano controversie tra le parti in causa nelle presenti Linee Guida o tra queste ed eventuali terzi può essere esperito un tentativo di conciliazione avanti al Laboratorio dei Beni Comuni integrato , in caso di controversie riguardanti terzi soggetti, da un componente designato da parte di questi ultimi.
2. Il Laboratorio dei Beni Comuni, entro trenta giorni dall’istanza, sottopone alle parti una proposta di conciliazione, di carattere non vincolante.

Art. 44
(Clausole interpretative)
1. Allo scopo di agevolare lo sviluppo dei beni comuni urbani, le disposizioni delle presenti Linee Guida devono essere interpretate e applicate nel senso più favorevole alla possibilità per i cittadini di concorrere alla cura, alla rigenerazione e alla riattivazione degli stessi.
2. L’applicazione delle presenti disposizioni risulta funzionale alla effettiva collaborazione con i cittadini attivi a condizione che i soggetti chiamati ad interpretarle per conto del Comune esercitino la responsabilità del proprio ufficio con spirito di servizio verso la comunità e che tale propensione venga riscontrata in sede di valutazione.

 Art. 45
(Sperimentazione)
1. Le previsioni delle presenti Linee Guida sono sottoposte a un periodo di sperimentazione della durata di un anno.
2. Durante il periodo di sperimentazione il Comune verifica, con il coinvolgimento del Laboratorio dei Beni Comuni, l’attuazione delle presenti Linee Guida, al fine di valutare la necessità di adottare interventi correttivi.

Art. 46
(Disposizioni transitorie)
1. Le esperienze di collaborazione già avviate alla data di entrata in vigore delle presenti Linee Guida potranno essere disciplinate dal rispetto delle presenti disposizioni. 
2. Le esperienze di rigenerazione, cura o riattivazione da parte di cittadini di beni o spazi abbandonati o inutilizzati (che rientrino nelle tipologie individuate dalle presenti Linee Guida) in essere, in qualsiasi forma, alla data di entrata in vigore del presente atto, in caso di accettazione da parte della comunità di riferimento di una delle modalità previste agli articoli 16 e 17, vengono riconosciute e ricondotte nell’alveo delle Linee Guida stesse.
3. In ogni caso i beni interessati dalle esperienze di cui al comma 2 non vengono inseriti nella lista di cui all’articolo 12. 

Ultima versione 7/8/2015

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