Progetti

Fikafutura

Fikafutura
è un collettivo queer transfemminista di
artist*, attivist*, ricercatori e ricercatrici
indipendenti, cyborgs.

Il cyborg
è il simbolo ibrido di un mondo post-genere,
e si colloca in un periodo storico in cui è
urgente il bisogno di un’unità politica che
possa superare e dissolvere le quasi
indelebili etichette che ognuno di noi si porta
dietro dalla nascita: razza, genere, classe,
sessualità.

Siamo per
il superamento di ogni tipo di normatività,
binarismo, dicotomia uomo-donna,
eterosessuale-omosessuale.

Non ci identifichiamo con
nessuna categoria o genere specifico.

Intendiamo l’essere queer
come un’alleanza, non come un’identità,
non come un sindacato delle minoranze,
bensì come una messa in discussione della
sessualità, della società, della soggettività in
un’ottica post-capitalista.

Essere queer implica
un modo di essere complesso,
contraddittorio e spensierato; un modo di
agire destabilizzante, sovvertendo e
portando alla luce ciò che si nasconde sotto
la superficie.

Crediamo che
il queer possa ristrutturare ogni forma di
normatività, in modo tanto teorico quanto
pragmatico.

Siamo a favore
della valorizzazione delle differenze e della
diversità, che supporti anche una corporalità
virtuale, e contro la standardizzazione del
vissuto corporeo.

Siamo a favore
di un mondo post-genere,
un mondo on/off
libero e svincolato dal comfort di
identificazioni uniformanti ed etichette.

Supportiamo
una politica che decostruisca il linguaggio e
la comunicazione standard in favore del
rumore, del caos - inteso come nascita - e
della rigenerazione, sovvertendo le modalità
e le strutture classiche di riproduzione della
cultura e dell’identità occidentali.

Crediamo
in una politica del corpo
no borders
labile, che non si ponga confini e limiti;
che si focalizzi non su cosa il corpo è, ma su
cosa il corpo puo’ arrivare a fare.

La libertà
è quello che può fare il corpo - inteso come
dispositivo della più alta tecnologia o come
strumento preistorico.

Il corpo
considerato non come unico, ma come
risultante di una serie di organi-oggetti-altri
corpi.

Intendiamo il corpo
come spazio biopolitico, in cui non vi è
nessuna gerarchia tra tecnologie-corpi-spazi,
ma una complessità che mette in discussione
l’ordine sociale, la normatività e di
conseguenza le categorie e gli strumenti con
cui siamo stati abituati a guardare il mondo.

Siamo a favore
di uno spazio ibrido complesso in cui ogni
tipo di sperimentazione e contaminazione è
possibile; uno spazio in cui ci sia una
valorizzazione delle differenze, una
rigenerazione del qui e dell’ora, delle pratiche
artistiche, della molteplicità delle espressioni
del sé.

Uno spazio
che sia la risultante di alleanze e
organizzazioni tra persone, relazioni che si
creano tra i corpi; che si crei attraverso
l’azione plurale e collettiva.

Svolgiamo pratiche artistiche
come costruzioni simboliche della società;
attraverso le nostre azioni generiamo un
nuovo senso di spazio in relazione
all’esperienza corporea e diamo importanza
alla materialità, creando una tensione
positiva tra corpi reali e virtuali, spazi e luoghi
fisici: questi ultimi non sono scomparsi in
favore di quelli virtuali, dal momento che
abbiamo ancora dei corpi fisici che ci
permettono di essere in quegli spazi e in quei
luoghi.

Attraverso le nostre azioni
creiamo alleanze e riconfiguriamo l’ambiente
materiale, che diventa parte dell’azione
stessa.

Siamo a favore
della disinibizione, della verità,
dell’immaginazione, dell’innovazione, dello
sforzo, della collettività, della condivisione,
della non-linearità e allo stesso tempo della
ripetizione come modalità per far emergere la
differenze.

Siamo a favore
di nuovi modi di interazione e
comunicazione, dell’informazione, della
trasformazione, della trasversalità,
dell’intersezione del corpo con una realtà
esterna molteplice e complessa, della
tolleranza, della trans-disciplinarietà, della
con_fusione di saperi e metodi per favorire
l’emergere di nuove discipline inglobanti.

Siamo a favore
della parità, dell’orizzontalità, della mutabilità,
dell’alienazione come base per costruire la
libertà, della fluidità, della creazione, della
sperimentazione, della precarietà come
forma di espressione ed affermazione del sé
- precarietà come luogo di alleanza per
persone diverse, precarietà come forma di
rinnovamento della relazione con lo spazio
geografico del corpo, precarietà come forma
di vulnerabilità. Vulnerabilità come
condizione migliore per mettersi in gioco,
esporsi, esplorare.

I CYBORG NON CONOSCONO DIO.


is a queer, transfeminist collective made of
artists, activists, independent researchers,
and cyborgs.

The Cyborg
is the hybrid symbol of a post-gender world,
emblem of a historical period in which there
is a strong need for political unity that can
overcome and destroy the almost indelible
labels sewn on us since birth: those of race,
gender, class, and sexuality.

We stand for
the overcoming of every kind of normativity,
binarism, male-female and heterohomosexual
dichotomies.

We do not identify
ourselves with a specific gender or category.

We define queerness
neither as an identity, nor as a union of the
minority, but as an alliance and a questioning
of sexuality, society, and subjectivity in a
post-capitalistic way.

Being queer
is a complex, contradictory and light-hearted
way of being; a destabilizing way of acting,
subverting and unveiling of what is beneath
the surface.

We believe
that queerness can restructure every kind of
normativity, both in a theoretical as well as in
a practical way.
We are in favor of
cultural, social and political diversity, and of a
virtual corporality, and are against the
standardisation of the body.

We are in favor of
hybridisation, of the creation of codes and
shapes as well as a technological, personal
and political cross-contamination.

We are in favor of
a post-gender and of an on/off world, free of
the comforts of uniforming and identifying
labels.

We favor
politics that deconstruct the standard ways of
communication in favor of noise, chaos - also
called genesis - and regeneration; to subvert
the classical formality and structures of
reproduction of western culture and identity.

We believe in
borderless body politics that do not instill
limits and that do not focus on what the body
is, but what the body is capable of doing.

Freedom is
what the body is capable of doing - the body
understood as both a highly advanced
technological tool as well as a prehistorical
one.

We think of
the body not as a single element, but as the
result of multiple organs, objects, and bodies
that are interlinked.

We see
the body as a biopolitical organism within
which there is no hierarchy between
technology, bodies and space, but rather a
complex structure that questions the social
order, normativity and the tools with which we
are used to perceiving the world.

We are in favor of
a complex hybrid space within which all
forms of cross-contamination and
experimentation are possible; a space in
which the value of diversity is recognised,
one where there is a regeneration of the here
and now, of artistic practices, of the
multiplicity of the expression of the self.

A space
created as the result of the alliances and
organisations between people and relations
among bodies. A space created through
plural and collective action.

We carry out
artistic practices as symbolic constructions of
society; through our actions we generate a
new sense of space in relation to corporeal
experience and we give importance to
materiality, creating a positive tension
between real and virtual bodies, spaces and
physical places: the latter not having been
replaced by the virtual ones, as we still have
physical bodies that allow us to exist in both.

Through our actions
we create alliances and reconfigure the
material environment which, in turn, becomes
part of the action itself.

We are in favor of
disinhibition, verity, imagination, innovation,
effort, collectivity, sharing, non-linearity and
at the same time, of repetition as in
instrument for the emergence of diversity.

We are in favor of
innovative ways of interaction and
communication, of information,
transformation, transversality, of the
intersection of the body with a complex
external reality, of tolerance, of transdisciplinarity,
of the co-fusion of knowledge
and methods to encourage the emergence of
new disciplines.

We are in favor of
equality, horizontality, mutability, of alienation
as a ground for building freedom, of fluidity,
creation, experimentation, of precariousness
as a form of expression and affirmation of the
self - precariousness as a state that can
create alliances between different people,
precariousness as a form of renovation of the
relation with the geographical space of the
body, precariousness as a vulnerability.
Vulnerability seen as the best condition in
which to explore and to express oneself.

WE CYBORGS DO NOT RECOGNISE
GOD.

MACAO

Nuovo centro per le arti, la cultura
e la ricerca di Milano

viale Molise 68
20137 Milano

organizzazione.macao@gmail.com

ASSEMBLEA

Ogni martedì dalle 21.30