Si potrebbe anche pensare di volare...

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Non è un caso che l’Expo di Milano nel 2015 scelga come data simbolica di inaugurazione il 1 maggio.

Le riforme “straordinarie” introdotte dal Jobs Act del governo Renzi, usano la “vetrina” dell’esposizione come strumento di legittimazione per una riforma del mercato del lavoro (precarietà strutturale e promozione del lavoro volontario) arrivata alla fine del lungo corso di “smantellazione” dei diritti dei lavoratori iniziato con gli anni Ottanta.

Il senso stesso della parola lavoro sembre aver perso ogni significato (a parte quello di sfruttamento che rimane immutato): oggi, nel mercato del lavoro cosiddetto creativo/cognitivo, il più disuguale e concorrenziale che ci sia, sono richieste prestazioni di lavoro in cambio di pura visibilità, un “farsi conosccere” e infarcire il curriculum.

Nel campo della cultura e dello spettacolo è il mercato a certificare le competenze. Questo significa che a fronte della mancanza di un sistema di riconoscimento delle credenziali – il titolo di studio qui vale poco o niente – sono il numero delle esperienze lavorative, degli ingaggi, dei contatti e il nome dei committenti a “garantire” il grado di professionalità dei lavoratori, la loro possibilità di accedere a nuove committenze e a stabilirne quindi anche le possibilità di carriera.

Non c’è da stupirsi se ci troviamo nella situazione paradossale in cui anche un lavoro sottopagato, o un tirocinio gratuito, all’interno di un grande museo sembra essere essenziale pur di inseguire il sogno della realizzazione professionale.

Anche l’uso del termine “precario” risulta invertito rispetto al suo significato originario: figura di transizione che, attraverso il conseguimento di una carriera, muove verso uno status lavorativo definito.

Oggi “precario” indica per eccellenza una figura di indeterminazione il cui sbocco può essere il lavoro autonomo – privato però di qualsiasi tutela – o il susseguirsi di contratti a tempo determinato, per molti una scelta fra la disoccupazione e lo sfruttamento.

La sfasatura del rapporto fra produzione di nuova forza lavoro (creativi, lavoratori della conoscenza, cognitivi, ecc.) e la realtà d’impiego nel mercato del lavoro, è ormai stata sollevata come un problema da più fronti (associazioni e movimenti di precari, freelance e intermittenti) che rifiutano di svendere le proprie competenze o accettare lavori sotto-qualificanti pur di inseguire il conseguimento di una carriera.

Con EXPO2015, il volontariato rientra persino in un accordo sindacale. Inizialmete 18500, ora scesi a 6000, i volontari chiamati da Expo a lavorare per costruire una Milano internazionale, cui se ne aggiungono altri 1.000 per il programma “Aperti al mondo” del Touring Club Italiano.

Gli operatori TCI per Expo2015 verranno formati ed organizzati per offrire sostegno ai turisti, sia per quanto riguarda la scoperta del patrimonio artistico culturale milanese, sia per l’esplorazione degli anfratti urbani in cui è possibile fare shopping.

L’idea è di usare i volontari per tenere aperti musei e luoghi della cultura oltre i normali orari d’apertura. Mancanza di risorse, dicono, che nella realtá sta per scelte politiche in cui la distribuzione delle risorse va a totale detrimento della cultura e di quel segmento produttivo, come vediamo da anni accadere durante il Salone del Mobile, durante la settimana della moda, nella “riqualificazione” del Teatro Smeraldo in centro commerciale, nella chiusura degli spazi dedicata all’arte e allo spettacolo.

Nessuno é piu’ diposto a lavorare gratuitamente pur di ritagliarsi la propria fetta di torta.

Per questo oggi incrociamo le braccia, incrociamo le lotte e #scioperiamoexpo.

14 novembre 2014

MACAO

Nuovo centro per le arti, la cultura
e la ricerca di Milano

viale Molise 68
20137 Milano

organizzazione.macao@gmail.com

ASSEMBLEA

Ogni martedì dalle 21.30